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L’ipnotista: Profondo bianco

L’ipnotista: Profondo bianco

VOTO: 3

L’inizio promettente introduce a questa inusuale escursione nel noir del regista svedese Lasse Hallstrom, che avevamo lasciato a pescare salmoni nello Yemen e ritroviamo in una fredda e spersonalizzata Stoccolma, perfettamente resa da splendide riprese aeree e interni claustrofobici e algidi. Una gragnuola di coltellate e una immagine particolarmente poco politically correct ravvivano l’ambiente e danno il via alla presentazione del caso e dei personaggi che lo animano, interessanti pur nelle loro contraddizioni e ingenuità, evidenti soprattutto in certi snodi narrativi particolarmente criticabili. Lo sterminio di una intera famiglia è un’ottima base per un intrigo con i fiocchi, e Hallstrom conduce sapientemente la danza creando la tensione necessaria, sempre in equilibrio tra efferatezza e analisi intima. Ma, si sa, in questi casi le curiosità son le solite: indagine e esito.
E se l’esito è piutosto classico, senza che per questo il film perda interesse e fascino, soprattutto nella realizzazione delle sequenze finali, sull’indagine resta qualche remora in più… per personaggi che spariscono inopinatamente e altri che si comportano in maniera piuttosto ingenua, per tacere dei soliti poliziotti privi di buon senso o del più prevedibile intuito professionale, visto che continuano a trascurare il filone principale della ricerca a favore di – comprensibili ma poco realistiche – necessità di sceneggiatura. Peccato, perché questi scricchiolii disturbano un thriller dilatato ma riuscito e disperdono parte del Pathos creato con colpi di scena e apparizioni inquietanti, su tutte quella della figura incappucciata, senza però rovinare i ‘festeggiamenti’ per un atipico Natale scandinavo.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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