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Walter Hill, la storia sul Red Carpet

Walter Hill, la storia sul Red Carpet

Un privilegio trovarsi davanti a Walter Hill, un regista che ha fatto la storia di un genere… Con lui parliamo del nuovo Bullet to the Head, di Sylvester Stallone e delle nuove generazioni…

Un film che rimanda a classici del genere, era così che lo volevate con Sylvester Stallone?
Bè, all’inizio lui mi ha mandato lo script, ci avevano lavorato per circa due anni, su varie versioni, e con un altro regista, con il quale poi non hanno continuato. Per questo mi hanno chiamato. Sly mi ha mostrato un paio di stesure della storia e mi ha chiesto cosa ne pensassi: c’erano idee valide, ma anche molte cose che non mi pareva funzionassero. Gli ho spiegato come secondo me andasse realizzato e ci siamo trovati molto bene a fare il film; lui è molto professionale e ha una forte personalità. Io da parte mia sono una persona molto dolce, ma di base entrambi cercavamo di fare lo stesso film, avevamo gli stessi obiettivi e idee simili. Per esempio su certe sequenze di azione, sullo humor, sull’ironia che attraversa il film. Un omaggio ‘retrò’ ai film degli anni 70, cose che oggi, vedendole, sono più chiare di quando ci stavamo lavorando

Da dove viene la citazione di Jerry Maguire?
Ricordo perfettamente da chi è venuta ogni singola battuta… Questa è stata una idea dello sceneggiatura, di Alessandro.

E il nome del personaggio, Bobo? Nella Graphic Novel i nomi erano diversi…
Questo nasce da una collaborazione tra me e Sly. Lui voleva essere Bobo; io volevo Jimmy, dove essere un diminutivo del suo cognome, qualcosa come Boborelli. E’ molto infantile ma è così che ti guadagni da vivere…

Questo film sembra recuperare il suo vecchio progetto di un remake di The Killer di John Woo, alcune tracce sono rimaste…
La gente spesso mi chiedeva come mi senta per il fatto che John Woo fa film simili ai miei, oggi altri mi chiedono perché io faccia film come quelli di John Woo. John è una persona molto divertente, e abbiamo sicuramente delle somiglianze, ma non credo ci sia stata questa influenza, di certo non voluta o cosciente.
L’idea viene essenzialmente dalla graphic novel, come molto del film; forse dovremmo chiedere all’autore di quella, a Alexi. Magari a chi si sia ispirato lui, anche se lui afferma di esser stato influenzato solo da me.

Un film che gioca molto sul ‘Old Style’, anche per differenziarsi da tanti giovani registi che stanno rileggendo il genere?
Credo molto nella brevità di quelle che sono le dichiarazioni artistiche. Io mi lamento molto dei film troppo lunghi, con ripetizioni infinite. Mentre invece bisogna sottolineare quello che vuoi dire e poi andare avanti.
La sequenza della tortura di Slater doveva essere molto drammatica, non tanto sulla sua uccisione quanto sul confronto tra i due personaggi, tra i loro codici di comportamento, che però non si risolve perché vengono interrotti… Il trucco è tutto lì.
Ci sono nuovi registi, ma non so cosa dirne. Noi abbiamo un tempo limitato e non sappiamo quanto sia, per questo forse mi interessa di più guardare agli antichi maestri, come Anthony Mann, che i giovani registi, dei quali non saprei dire molto. Probabilmente perché non sono più giovane. Sicuramente è un lavoro duro il raccontare storie, passiamo molto tempo lavorando su aspetti tecnici ma in definitiva tutto riguarda la testa e il cuore dei personaggi.

Mattia Pasquini

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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