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The Impossible: Se l’horror è la realtà

The Impossible: Se l’horror è la realtà

L’horror di Juan Antonio Bayona è tornato, ma questa volta libero da costruzioni soprannaturali, perché l’orrore nella sua seconda prova da regista, The Impossibile, si fa ancora più reale e arriva dritto dalla natura. Abbandonate le atmosfere paranormali di The Orphanage il regista spagnolo tesse la sua orrorifica tela partendo da una storia vera: la tragedia umana di una famiglia spagnola (padre, madre e i loro tre figli) divisa dallo tsunami che nel Natale del 2004 si abbatté sulle coste della Thailandia.
Bayona riesce, almeno nella prima parte del film, a raccontare la foga inarrestabile e disarmante dello tsunami come nessuno forse era mai riuscito a fare prima, con una potenza  immaginifica tale da trascinare lo spettatore in un turbinio di paure primordiali.
Il corpo delle vittime trafitto da un vortice confuso di oggetti indecifrabili, le immagini in soggettiva, i primi piani sui volti increduli e sofferenti dei sopravvissuti, l’impatto paralizzante di quel muro d’acqua: per almeno un’ora la violenza del cataclisma si schianta immensa sugli occhi e la mente del pubblico. E rimbalza amplificata attraverso lo sguardo disperato di Naomi Watts, madre coraggio, e i gesti del piccolo Tom Holland – appena dieci anni ma che la lotta per la sopravvivenza trasforma ben presto in un adulto. Insieme sono i protagonisti di una performance fisica e psicologica che alla prima ha regalato una meritatissima nomination all’Oscar, al secondo un debutto che non passerà inosservato.
E’ da questo momento che la catastrofe naturale diventa dramma familiare e a Ewan McGregor il regista affida la seconda parte della storia. E’ a questo padre, sopravvissuto insieme agli altri due bambini dall’altra parte dell’isola, che spetta l’ultimo estremo tentativo di ritrovare il resto della famiglia; il suo viaggio si farà strada in un vortice di sommersi e salvati, tra il caos generale e il cinismo che l’attaccamento alla vita spesso si porta dietro.
Ma forse è proprio nel melò che The Impossible inciampa: delle scelte musicali particolarmente edulcorate o l’indugio compiaciuto su alcune scene madri rischiano di vanificare un’operazione fin lì riuscita, scivolando nel ricattatorio e nel sentimentalismo facile.

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Elisabetta Bartucca

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