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Sly, lo Stallone italiano is back!

Sly, lo Stallone italiano is back!

Sono stato a Cinecittà mentre ero a Roma; qui avete un museo a cielo aperto, dovete cercare di far sopravvivere questo luogo…”, così si presenta Sylvester Stallone, il popolare Sly, al Festival di Roma per accompagnare

Roma non è stata solo Festival per lei, Cinecittà, Tor Bella Monaca… che impressione le han fatto le zone di Roma meno centrali o pubblicizzate?
Andando al teatro di Tor Bella Monaca ho provato delle sensazioni che mi hanno ricordato come ero tanti anni fa, quando vivevo in un quartiere come quello; capisco cosa possano provare i giovani che crescono in zone come queste, e a loro ho detto di non aver paura del fallimento, che sicuramente falliranno, ma ogni volta saranno sempre più saggi, e colpo su colpo riusciranno a raggiungere il successo.
Cinecittà è stato una scoperta; avete davvero un museo a cielo aperto lì, dovete cercare di far sopravvivere questo luogo…

Può essere pesante il peso di essere un riferimento per più di una generazione?
Si, in qualche modo sì, ma è un peso ‘buono’. Ma quello che succede è strano, stavolta abbiamo tentato una trasniszione tra il duro Rambo e l’ottimista Rocky, abbiamo preso i due personaggi e li abbiamo combinati in Bobo e credo sia stata un’ottima transizione. Chissà che non possa essere un nuovo modello per l’attuale generazione…

Rocky forse no, ma Rambo sembra essere rimasto in sospeso, la conclusione resta aperta?
Rocky è un atleta, è finito, ormai ha raggiunto il massimo che poteva raggiungere. E ne sono soddisfatto. Il motivo per cui non voglio chiudere con Rambo è lo stesso per cui non vado in pensione. Non posso. Non posso smettere. Lui ha sempre mentito a se stesso, combatterebbe a prescindere. Ha bisogno della guerra e non ha una casa cui tornare. Un guerriero cerca sempre di morire in maniera gloriosa. C’è una buona idea su cui sto lavorando e potrebbe anche concretizzarsi, se il mio fisico reggerà… Rambo che combatte l’artrite! o magari tornare come ragazza, Rambolina. In fondo oggi la società è molto più permissiva…

C’è stato un incontro che le ha cambiato la vita o è stato determinante per la sua carriera?
Quando sono arrivato a Hollywood per la prima volta, pensavo che tutti mi e si amassero. Poi, dopo aver fatto Rocky e avendo visto quanto stava incassando, sono andato a chiedere i soldi che mi dovevano visto che non ero stato ancora pagato. ‘Torna a lavorare’ mi disse il capo degli Studios, ‘non ti paghiamo perché non ci importa niente di te; lo faremo quando ci andrà’. Lì ho capito che si trattava di un business, non di una storia d’amore.
Ma lo ringraziai, perché mi insegnò che non si trattava di una fabbrica felice, ma di un posto che mette al primo posto l’ego delle persone e dove puoi contare solo su te stesso. La lezione che imparai, mi ha poi salvato.

E l’incontro con Allen, che ha determinato l’inizio della sua carriera, come fu?
Davvero incontrarlo mi ha cambiato la vita. Io all’epoca non ero davvero nessuno e lui stava girando Bananas, gli serviva un cattivo. Con un amico siamo andati da lui per farci ingaggiare, ma ricordo che era molto nervoso sul set, quando ci ha visto si è girato e ha detto al suo aiuto che non facevamo paura. Io avevo già mollato, ma il mio amico mi portò in una farmacia per comprare della vaselina, ci siamo sporcati la faccia e siamo tornati da Allen conciati così. Quando gli abbiamo bussato su una spalla e ringhiato se non gli facessimo paura, era talmente nervoso che ci ha ingaggiati subito. E’ stato indimenticabile!

Da attore, come gestisce i periodi ‘morti’ lontani dal set?
Me lo chiedo sempre anche io, cosa fanno gli attori che girano un film ogni uno, due o cinque anni? Chi cucina, chi dipinge o gioca col cane. In genreale gli attori recitano, perché devi mantenere attiva la macchina. Personalmente io inseguo le figlie per casa. Ed è paradossale, visto che ho passato tutta la vita come Rambo o Rocky e poi ho avuto tre figlie, e a casa ho – oltre a mia moglie – due domestiche e 5 cani, tutte femmine! Ce n’è da tenermi impegnato…

Mattia Pasquini

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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