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Mr. & Mrs. Hitchcock secondo Gervasi

Mr. & Mrs. Hitchcock secondo Gervasi

Il regista inglese al Noir in Festival spiega il suo personalissimo (e fantasioso) biopic sul Maestro del brivido…

Come è arrivato a una rilettura così particolare di un momento chiave nella vita di un regista tanto noto?
Dopo aver fatto il musicista, il giornalista, lo sceneggiatore e  il documentarista, questo è il primo film puramente narrativo per me e, dopo aver lavorato a Holywood come scrittore per molti anni, è stata una possibilità unica. Alla quale non pensavo di arrivare. Quando la produzione ha iniziato a cercare un regista, ho voluto provare proprio perché non avevo nulla da perdere. Eramo 26 o 27, ma il produttore aveva amato molto il mio documentario ‘Anvil’ e ho avuto una chance.

E come li hai convinti?
Ho detto loro cosa amassi del film, soprattutto il fatto che a 60 anni Hitchcock avesse voglia di rischiare. Era un artista che sentiva di star diventando irrilevante, di stare per morire, e voleva ancora sorprendere il pubblico e se stesso. Un’idea che mi piaceva molto, anche perché io stesso ho rischiato i miei stessi soldi per Anvil; inoltre c’era la storia tra lui e Alma che davvero mi interessava più di ogni altra cosa.
Il raporto tra loro è stata una vera rivelazione, per la scoperta di quanto la moglie sia stata una grande sostegno per lui e la sua carriera.
I grandi artisti son quelli capaci di ascoltare, non possono essere persone impermeabili. E questo aumenta il loro genio, perché il cinema è un’arte di collaborazione, di gruppo.

Anche lei ha condiviso l’esperienza con due grandi attori…
Quando mi hanno detto che avrei potuto avere Hopkins l’ho incontrato in un risotrante italiano, e abbiamo parlato molto bevendo chianti. Lui mi ha detto di aver visto almeno tre volte il mio documentario e che gli era piaciuto. Ho pensato in quel momento che avremmo potuto finire per lavorare insieme. Lì e quando poi mi ha detto: ‘Sei pazzo, ma mi piace, proviamo’.

E con Helen Mirren invece?
Per avere lei abbiamo dovuto aspettare di più, ma alla Fox Searchlight erano entusiasti. Finalmente ad aprile siamo riusciti a iniziare le riprese ed è stato importante averla come coprotagonista proprio perché doveva rendere la forte personalità di una grande donna.
E’ chiaro che poter dirigere due attori del genere, al primo film, può mettere in soggezione. Mi sono chiesto più volte cosa avrei fatto, poi quando abbiamo iniziato, sin dalla prima lettura, li ho ascoltati… Ho fatto leggere loro la scena, una volta, due, tre, ho preso appunti. Poi dopo la quarta volta hanno iniziato a trovare il giusto tono e l’interazione tra loro, il ruolo ha iniziato a entrare in loro, grazie anche a dei dettagli fisici.
Per me è stata una esperienza unica, da regista, ma anche come membro del pubblico, in prima fila davanti alla performance di due grandi attori di teatro.
Per esempio per la scena in camera da letto volevo creare una atmosfera teatrale, alla Lady Macbeth, volevo essere vicino a lei.
Lasciare fare ai grandi attori il loro mestiere, funziona. Possono non essere perffeti a volte, ma è sempre una esperienza straordinaria. Mi hanno sempre sostenuto, davanti alla troupe, e dato anche dei suggerimento o aiutato nelle riprese e nella realizzazione. Inoltre erano molto dolci e carini con tutta la troupe; erano come due bambini che si sono divertiti a fare questo film.

E oltre agli attori? Avete ricevuto il sostegno di altri, magari delle persone che avevano lavorato con lui?
Si, il supervisor della sceneggiatura Marta Schlomm e l’aiuto regista Greem. Loro hanno visto il film e hanno capito il senso dell’operazione. Marta è stata anche sul set, e ha detto che avevamo rispettato lo spirito di Hitchcok e certe sue durezze sul lavoro.
Si tende a dimenticare che lui a lungo era consderato come un cineasta di genere, almeno finché Truffaut non l’ha intervistato. Un filmmaker popolare, regista di film oggi considerati dei capolavori… Ma raramente di tiene conto del suo senso dell’umorismo. Lui faceva continuamente battute. Anche sul set di Psycho, dove si racconta che Janet Leigh ridesse alle lacrime. La moglie l’ha sempre descritto come l’uomo più divertente che avesse mai conosciuto, le faceva scherzi tutto il tempo. Volevamo ricordare questi altri aspetti al pubblico, che spesso l’ha relegato al personaggio burbero e serioso creato dalla serie tv. D’altronde, nel bene e nel male, è stato il primo regista a diventare una star.

A parte questo, però, avete romanzato molto i fatti reali…
Assolutamente si. Il film è tutto una fantasia. Abbiamo degli attori che recitano un ruolo. Non abbiamo fatto un documentario, ce ne erano già, come c’erano già dei libri, come quello di Rebello. Un esempio è nel dialogo con Ed Gein, tutte scene di fantasia. Hitchcock è una esplorazione drammatica di quel che poteva essere nella sua testa. Abbiamo preso quello che sapevamo, ma l’abbiamo trasformato. Io credo che si possa essere ugualmente fedeli alla storia, che si basa comunque su elementi storici. Sul rischio produttivo soprattutto; ma possiamo anche immaginare come possa essere stato il suo rapporto con Alma. Il fatto di aver adombrato un possibile affair tra lei e Whit, il suo amico col quale avevano entrambi collaborato, non ci ha portato a porci il problema se ci fosse stata davvero una relazione tra loro. In una biografia di Hitchcock è lui stesso a parlare, in dettaglio, della possibile relazione tra i due, ma non abbiamo voluto approfondire questo aspetto, pur usandolo nella dinamica del film…

E ora, cosa ha in programma?
Il prossimo film sarà probabilmente Headhunters, un remake del film che proprio al Noir di Courmayeur ha vinto il Leone Nero 2011. E se avete pensato che quello fosse un film disturbato, aspettate il mio…

Mattia Pasquini

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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