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Lo Cascio regista, esordio ideale

Lo Cascio regista, esordio ideale

Luigi Lo Cascio, dopo tante soddisfazioni da attore, esordisce alla regia con La città ideale, un film ricco di scelte non banali che dal Festival di Venezia arriva nelle nostre sale

Luigi, hai esordito a Venezia, eri emozionato?
Mi considero di casa al Festival di Venezia, dovrei essere abbastanza abituato, ci sono stato nove volte dal 2000, con i Cento passi. Eppure un esordio a Venezia una certa tensione te la mette sempre. Poi questo e’ un film che sento molto personale.

Da cosa nasce questo tuo film?
Pur non avendo mai fatto il regista ho scritto molte cose per il teatro, e questo mi ha aiutato a capire che per fare il salto dall’altra parte della macchina da presa era scrivere la mia storia. Ed e’ così posso dire,che prende forma il mio film. Pezzo per pezzo, sorprendendomi. Non entra nei generi consueti perché è nato da una sorta di generazione spontanea di idee, condite con le mie passioni, quindi Kafka, passioni di lettore, di spettatore e di cittadino.

La città ideale cambia più volte ritmo, in occasione di due dialoghi in particolare, quello con tua madre e con Carlo Maria Burruano, ci spieghi come hai scelto di inserirli in quei punti precisi?
Non secondo strategie di come si scrive una sceneggiatura perfetta. Semplicemente assecondando la volontà di far succedere alla parola pacata, al senso verboso di certe idee del mio protagonista, un ritmo più sincopato, il lato delle emozioni, dei sentimenti. Una grana della voce tutta particolare. In qualche modo in questo film c’è tutta la ma famiglia, mia madre infatti è la sorella di Burruano, poi ci sono molti parenti sparsi qua e là.

Ma perché hai scelto di raccontare una persona ‘braccata’ da tutto e tutti?
Volevo rendere qualcosa di tragico ed eroico. Un gesto forte che solo una recitazione marcata ed un carattere forte potevano rendere. Volevo che non fosse un idealista ma un fanatico. Quando il caso irrompe nella sua vita e lo obbliga a prendere una posizione ecco che c’è il cambio di registro. Credo che in un personaggio molto sopra le righe sia addirittura più facile ricercare ognuno la propria singola mania, il proprio modo di pensare su un determinato argomento e quindi identificarsi meglio con lui.

Hai deciso fin da subito di dirigerti nel tuo esordio da regista?
Questa è una cosa molto particolare. Nel senso che non capisco come facevano prima i registi attori a dirigersi senza avere la possibilità di rivedersi immediatamente sul set. Davano per buono un ciak che poi avrebbero potuto rivedere solo in seguito; gli riconosco una capacità immensa. Oggi è tutto più semplice con la tecnica digitale. A mia madre o a Burruano ho pensato subito, ma non pensavo a me. Il film però risultava essere più personale con me dentro ed ho seguito il consiglio di Angelo Barbagallo, il produttore.

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La redazione

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