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Charlotte Rampling e le madri di Alina Marazzi

Charlotte Rampling e le madri di Alina Marazzi

A Roma Charlotte Rampling è la dimessa Pauline, una donna ambigua, una straniera tornata nella sua città natale, Torino, per svolgere una ricerca sulle madri in difficoltà. Un ruolo problematico e complesso che Alina Marazzi le ha cucito praticamente addosso con il suo esordio alla finzione, Tutto parla di te, terzo capitole di un’ideale trilogia cominciata con Un’ora sola ti vorrei.

Signora Rampling, come è cambiato il mestiere di attore, oggi?
Oggi, come sempre, fare l’attore significa portare delle storie alla gente.

Da un po’ di tempo il cinema è nuovamente interessato a lei… Cosa pensa di questa specie di riscoperta?
Diciamo che sono io nuovamente interessata a lavorare. Per un lungo periodo di tempo ho rifiutato, ma non saprete il perché.

E l’incontro con Alina per questo film come è avvenuto?
Mi interessava molto l’idea di fare un viaggio con la regista e di lavorare con Alina perché lei guarda il mondo in una determinata maniera, mi piace il modo in cui lei lo guarda attraverso gli occhi di un documentarista e lo sguardo sui materiali d’archivio. È un menage ricco di potenzialità partendo dal raccontare le memorie e la storia in una maniera molto differente; da attore devi entrare a far parte del mondo del regista e Alina mi consentiva di entrare nel suo universo in maniera diversa dalla femme fatale che avevo interpretato in passato, facendo emergere quello che è dentro di te è che magari è ignoto agli occhi degli altri

Tutto parla di te rivela una maternità conflittuale…
Essere madre è una cosa che terrorizza, tutte le madri hanno paura, è un fatto naturale. È così e non puoi farci nulla, non è come in un film di propaganda in cui tutto è bello; essere madre è aver paura, è sangue, lacrime e sudore.

Che tipo di rapporto ha avuto con il materiale d’archivio?
È uno dei motivi per cui sono rimasta affascinata dal rapporto che lei ha con il materiale di archivio e quindi con la memoria, e il suo modo di ricostruire attraverso questo repertorio i ricordi. Mi piaceva proprio l’idea di lavorare sul film così; sapevo che ci sarebbe stato questo legame, questo collegamento con l’aspetto memoria, l’aspetto che mi interessa di più è sapere che impatto la memoria può avere sulla vita quotidiana.

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Elisabetta Bartucca

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