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Goltzius and the Pelican Company: viaggio sensuale nell’arte

Goltzius and the Pelican Company: viaggio sensuale nell’arte

Peter Greenaway presenta Goltzius and the Pelican Company, un sensuale viaggio nell’arte e ideale secondo episodio della sua trilogia sull’arte che, dopo Nightwatching, rischia di finire per tediare con il suo stile intenso e auto-compiaciuto.

A distanza di cinque anni da Nightwatching, il regista e sceneggiatore Peter Greenaway presenta al Festival del Film di Roma, Goltzius and the Pelican Company, il secondo episodio della sua trilogia ideale che dovrebbe concludersi con il terzo episodio nel 2016. Il filo conduttore è l’arte e coloro che la creano: infatti se Nightwatching aveva raccontato certi aspetti della vita del pittore fiammingo Rembrandt, Goltzius and the Pelican Company ci presenta da vicino lo stampatore ed incisore olandese  Hendrick Goltzius, mentre il terzo film tratterà di alcuni aspetti del pittore fiammingo Hieronymus Bosch, ad esattamente 500 anni dalla sua morte nel 1516. L’arte rappresentata da regista gallese però non è mai fine a se stessa. Ricordiamo come in Nightwatching Rembrandt aveva dipinto il quadro Jaccuse per denunciare i tentativi della milizia di cospirare contro i regnanti. Allo stesso modo in quest’ultimo film Greenaway esplora della tematiche universali attraverso l’arte di Goltzius. Riprendendo il suo marchio di fabbrica il regista combina diverse forme espressive, presentando un film ricco di riferimenti pittorici, e dalla scenografia e dagli ambienti ricchi e variopinti, e narra la sua storia utilizzando una serie di sovrapposizioni dei piani per abbinare tante volta la narrazione, in particolare dello stesso Goltzius, allo svolgimento degli eventi. Goltzius in particolare, interpretato da Ramsey Nasr, è rappresentato come un compiaciuto conoscitore dell’arte ma lascivo ed estremamente attratto dalla dinamica sensuale e sessuale dei personaggi della stessa arte. Questa é poi una delle grandi prerogative, come già in passato, di Greenaway: una disinibita ed affamata ricerca della sensualità e dell’erotismo che lo stesso regista, spesso tramite le parole di Goltzius – che si mischiano ai gesti goduriosi e sfrenati degli attori – vuole condividere intensamente con il pubblico.
Nello specifico della storia del film, Goltzius si rivolge al margravio d’Alsazia (il premio Oscar F. Murray Abraham) per convincerlo a finanziare le sue stampe ed incisioni. In cambio lui ed i suoi artisti, oltre a regalare a lui un libro che riproduca immagini di alcune delle più controverse vicende del Vecchio Testamento, rappresenteranno dal vivo alla corte del margravio alcune di queste vicende (vedi Salomè e Giovanni Battista, Sansone e Dalida,  e Davide e Betsabea) con tanto di interpretazione erotica. Quello che comincia come un giocoso accordo assume presto toni più drastici…
A Greenaway va dato il merito di riprendere le convenzioni del cinema e di storpiarle allargandole, oltre che di presentare storie universali che potrebbero avere una morale da riscoprire ed assimilare nel mondo di oggi. Al film va il merito di avvalersi di un buon cast tra cui alcuni italiani emergenti di spessore. Allo stesso tempo molta della sua narrazione sembra fine a se stessa, con Greenaway un po’ a sguazzare nel mondo che ha creato, tanto che le ripetute scene erotiche, a gusto personale del regista, alla lunga finiscono addirittura per annoiare.
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Silvia Marinucci

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